Gli anni Venti per gli Stati Uniti d'America furono anni di straordinario benessere: la produzione crebbe del 70%, tanto che il tenore di vita degli Americani migliorò notevolmente. Al punto che questi anni vennero detti anni ruggenti (roaring Twenties); la popolazione viveva nel lusso e nella serenità: ogni casa era dotata di frigorifero, di radio, di cucina economica. Ma questa ricchezza portò inevitabilmente con sé una corruzione dei costumi di vita, pertanto nel 1919 venne approvata una legge che proibiva il commercio e il consumo di qualunque bevanda alcolica. Erano gli anni del così detto proibizionismo la cui conseguenza fu il proliferare del mercato nero e del contrabbando tutto nelle mani dei gangster, nella maggioranza di origine italiana, figli e nipoti dei primi emigranti della fine del secolo precedente. Il proibizionismo non fece dunque che aumentare la corruzione e la delinquenza, tanto che la legge che vietava il commercio di bevande alcoliche venne abrogata nel 1933.
Dal punto di vista economico, però, sul finire degli anni Venti si avvertì un grave problema: la grande produzione di prodotti di vario genere non veniva facilmente smaltita sul mercato. Molti prodotti cioè restavano invenduti; prima quelli agricoli, poi quelli industriali. La situazione peggiorò nel 1929, quando le industrie rimaste con enormi quantitativi di merci invendute, si videro negare i prestiti dalle banche e gli azionisti piccoli e grandi delle industrie cominciarono e vendere le loro quote per non perdere gli utili investiti. Nel giro di pochi giorni, tra il 24 e il 28 ottobre del 1929, la corsa alla vendita delle azioni fece crollare la Borsa di New York, situata in Wall Street: era il cosiddetto Big Crash.
Ma in concreto cosa era accaduto?
Prima di tutto bisogna capire che un'industria, per vedere valutato sul mercato il prodotto che produce, vende delle quote dei propri utili sotto forma di titoli o azioni. Le azioni sono quotate in un mercato unico detto Borsa(*); il valore delle azioni sale o scende secondo il valore commerciale del prodotto. Un risparmiatore può comprare, direttamente dall'industria o attraverso le banche che a loro volta hanno prestato denaro alle industrie, un certo numero di azioni e quindi essere in un certo senso proprietario di una parte dell'industria stessa. Nel 1929, poiché le industrie erano rimaste senza introiti, non avendo venduto buona parte di ciò che da esse veniva prodotto, molti risparmiatori cominciarono a vendere le loro azioni, facendo perdere il valore dell'industria stessa. Questo improvviso disfarsi di azioni provocò il crollo della Borsa, il crollo cioè di questo grande mercato dove a un certo punto si vendeva soltanto ma nessuno comprava. La conseguenza fu la chiusura di centinaia di industrie piccole e grandi e la conseguente crescita spaventosa della disoccupazione. Operai e impiegati si ritrovarono senza lavoro, costretti a vendersi per le strade per qualunque occupazione, anche la più umile, ma nessuno poteva loro offrirne. Questo periodo nero per l'economia americana va sotto il nome di depressione economica: molte banche cominciarono a fallire e la produzione scese del 47%.
La crisi americana ebbe pesanti ripercussioni sui mercati internazionali, dal momento che gli Stati Uniti dopo il primo conflitto mondiale avevano prestato forti somme per pagare i debiti di guerra o per favorire la ripresa e la ricostruzione. Una prima misura di intervento presa dagli Stati Uniti consisté nel protezionismo ossia nell'applicazione di regole economiche atte a proteggere la produzione interna e a ridurre al massimo le importazioni: questo però impedì gli scambi commerciali e accrebbe la depressione.
La crisi durò fino al 1932, quando fu eletto presidente degli Stati Uniti il democratico Franklin Delano Roosevelt (1882 – 1945) che propose un piano di risanamento meglio conosciuto con il nome di New Deal (nuovo corso) che consisteva in un preciso intervento dello stato in favore delle condizioni di vita del cittadino. Circondato da un gruppo di esperti, il cosiddetto brain trust (l'accordo dei cervelli) Roosevelt riuscì a varare una serie di leggi e di iniziative per stimolare la ripresa produttiva. L'obiettivo consisteva nello svalutare il dollaro facendo crescere i prezzi: in questo modo crescevano le esportazioni e si stampavano molti più dollari con i quali si poteva risollevare l'economia interna americana. Inoltre il Presidente fece intraprendere tutta una serie di lavori finanziati dallo Stato ma di interesse pubblico, in modo da assorbire un numero elevato di operai e da limitare il numero dei disoccupati. I risultati non furono immediati, ma di sicuro i nuovi progetti di ripresa economica diffusero nuova fiducia tra la popolazione che, direttamente dalla voce del suo Presidente, diffusa attraverso la radio, poteva constatare il reale interessamento del loro Presidente. Una nuova idea era sorta con il New Deal: quella che lo Stato interveniva nell'economia al punto da risanarla se in difficoltà.
In sintesi si può affermare che il sistema di intervento economico proposto dall'amministrazione di Roosevelt ha segnato la nascita del Welfare State cioè dello Stato assistenziale che tende a garantire benessere e assistenza per tutti. Si trattava del riconoscimento da parte degli stati democratici del diritto di ogni cittadino ad avere un reddito minimo garantito, l'assistenza sanitaria, l'abitazione, l'istruzione ecc.
(*) Il termine Borsa pare risalga ad un'antica piazza della città di Bruges in Belgio dove sorgeva il palazzo della famiglia Van der Beurse, che aveva come stemma tre borse, presso il quale i mercanti italiani si riunivano per trattare gli affari.
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